Librerie chiuse. Deve cambiare la mentalità

Il futuro del libroDa qualche giorno è tornato in auge il tema della chiusura delle librerie in centro storico a Venezia, c’è stata una corposa mobilitazione partita questa volta dagli scrittori veneziani, a cui si sono aggiunti i librai e alcuni consiglieri comunali. Molte cose si sono dette in questi giorni, la maggior parte delle quali costruttive ma a mio avviso, si continua a perdere di vista l’essenza del problema che comprende diversi punti, apparentemente diversi fra loro che alla fine riportano sempre al tema di base: l’Italia è un paese dove la cultura non viene considerata come bene economico.

Vado per punti:

1. Innanzi tutto il problema non è solo veneziano: nei primi due mesi dell’anno hanno chiuso un centinaio di librerie in tutta Italia, la crisi del settore del commercio non ha dunque risparmiato neanche i librai, che soffrono oltrettutto del fatto che in Italia non si legge abbastanza e non si promuove abbastanza la lettura.

2. La tanto decantata Legge Levi, che prevede che lo sconto massimo sui libri sia il 15% non ha mai funzionato per i piccoli librai indipendenti. Dove il libraio acquista i libri con uno sconto che varia mediamente dal 19% della scolastica al 30% della varia, è chiaro che uno sconto del 15% è impraticabile. Inoltre le librerie di catena continuano ad approfittare della possibilità di fare delle “promozioni” scontando i libri fino al 25%. La Legge Levi è nata sotto il governo Berlusconi e, a detta dello stesso Levi, è “Il miglior compromesso possibile…”; in realtà è servita a salvare i grandi gruppi e le librerie di catena dal terremoto provocato dall’arrivo in Italia di Amazon che ha esordito vendendo tutto il catalogo dei libri in commercio con il 50% di sconto!!!

In 12 paesi europei esistono da diversi decenni leggi che, limitando lo sconto sui libri (5% in Francia, la famosa legge Lang del 1981, 5% in Spagna, 0% in Germania, ecc.), hanno garantito ai lettori la presenza di librerie indipendenti su tutto il territorio del paese insieme a una pluralità di voci e pensiero ed una diffusione geograficamente democratica delle librerie.

Personalmente, ad una legge come la Levi avrei preferito un sistema all’Inglese di prezzo libero, sia al ribasso che al rialzo.

3. Il Comune di Venezia ha offerto ai librai delle agevolazioni, vedi la possibilità di aprire una caffetteria in libreria, o di accedere a dei bandi di finanziamento per le ristrutturazioni. Sono piccoli passi apprezzabili ma credo che siano ben poche le librarie a Venezia che, con il problema degli affitti alle stelle, possano permettersi uno spazio ampio a sufficienza per questo tipo di attività.

4. Fatto il doveroso preambolo, ritengo che il problema andrebbe risolto parlando di cambiamento di mentalità, sia nei nostri concittadini, sia in chi ci amministra. Abbiamo addosso un vestito liso, oggi si strappa sulla manica e lo ricuciamo, domani si strapperà sulla spalla…finchè non avremo il coraggio di investire per un vestito nuovo, andrà sempre peggio.

E il vestito nuovo è far passare un duplice messaggio: in primo luogo la cultura può produrre ricchezza direttamente e attraverso il suo indotto; in secondo luogo se i cittadini fanno vivere le loro città, utilizzando i servizi commerciali ed artigianali dei centri storici, avranno strade più accoglienti, gradevoli e sicure. Il nuovo modo di vivere le nostre città dev’essere lungimirante e i cittadini devono fare una scelta: per acquistare un libro (ma vale per qualsiasi altro prodotto), preferite spendere 1 euro in più oggi e garantire un futuro accogliente e di qualità alla vostra città, con operatori che diano un servizio competente, o scegliete di lasciare che le città si svuotino, finendo in una desertificazione dalla quale sarà difficile tornare indietro?

Si dice che Venezia si spopola, è vero, ma si popola ogni anno di 20 milioni di turisti: il cambiamento di mentalità deve portare i veneziani (e credo che questo valga per tutte le cità d’arte e non, d’Italia) ad accogliere diversamente almeno una parte di questi visitatori. L’offerta culturale c’è, ma è molto parcellizzata, non coordinata e promossa troppo settorialmente: martedì scorso nella riunione degli scrittori ho lanciato un’idea: creare un “ente” super-partes, un’ “agenzia” per il coordinamento culturale degli eventi in città e che a sua volta ne proponga altri, magari più specificamente diretti ai visitatori, mettedo insieme tutte le energie in campo, Fondazione Musei, Polo Museale, Fondazioni ed associazioni culturali, biblioteche, teatri, ma anche artigiani e librai.

Questa “Agenzia” dovrebbe essere motore e garante della qualità delle proposte, della pluralità delle medesime e della loro diffusione capillare e inoltre potrebbe ideare percorsi culturali tematici, con eventi  da condividere fra enti pubblici (Musei, biblioteche ecc.) ed enti privati (artgiani, librai, ecc.). In seno al Consiglio dell’Agenzia si dovrebbero trovare rappresentanti degli enti pubblici e dei privati (e questi devono essere specialisti del loro settore), affinchè le attività di qualità e cultura sia tutte insieme parte integrante di un progetto culturale virtuoso. E intendo tutte le attività, arte, stampa, artigianato storico ma anche gastronomia tradizionale, ecc.

L’Agenzia potrebbe essere un’estensione di un ente già esistente, vedi Venezia Marketing, o una realtà nuova eventualmente a livello sovracomunale, ma l’importante è che sia calata nel territorio e dia voce al territorio. In altre regioni d’Italia esistono già enti che operano in questa linea, penso ad esempio a Torino, vivacissima città di cultura.

Cristina Giussani
titolare libreria Mare di Carta